VW Polo Mk. 2: l'icona (quasi) dimenticata
Ecco cosa si prova ad avere una Polo degli anni '80 nel 2025.

Nel 1987 una foto ufficiale Volkswagen mostrava tutta la gamma del marchio. Sette modelli, tutti lì: Polo, Derby, Golf, Golf Cabrio, Jetta, Scirocco e Passat. Fine della lista. Niente SUV, niente crossover, niente versioni ibride o plug-in (come invece è oggi). Solo auto compatte, concrete e razionali, ognuna con un ruolo preciso. E tra tutte, la più popolare era lei: la Polo.
Il design
Settembre 1981: Volkswagen presenta la seconda generazione della Polo e molti restano perplessi. Niente più linee morbide come la prima serie: la nuova è squadrata, solida, quasi “industriale”, ma più pratica e spaziosa. Con la coda alta c'è più spazio a bordo e anche il coefficiente aerodinamico (Cx) di 0,39 è ottimo per una piccola utilitaria dell’epoca (il peso base restava contenuto: 770 kg, secondo alcune fonti, persino 700).
L'anno dopo arriva anche la Polo Coupé, con due porte e coda inclinata: stessa base tecnica, ma un look decisamente più sportivo. Sotto il cofano, il vecchio 900 cresce a 1050 cc, con il sistema HCS (High Compression and Squish). Rapporto di compressione 9,5:1 , stessa potenza (40 CV), più coppia e consumi ridotti del 4%.
Tutte le Polo II sono lunghe 3,65 metri e la Formula E, la versione più efficiente, monta pneumatici 145 SR 13 con peso a vuoto pari a 710 kg. La Polo Formula E ha, inoltre, uno spoiler posteriore e un cambio “3+E” (tre marce normali e una quarta lunga da autostrada) e un indicatore di consumo nel cruscotto. Disponibile fino al 1985, consuma meno di tutte e la sua gamma motori è semplice: 1.0 da 40 CV, 1.1 da 50 CV e 1.3 da 60 CV.

Il fascino della semplicità
Salire su una Polo II oggi è come fare un salto nel tempo. Sedili a quadri, volante grande, tachimetro analogico, poche spie e nient’altro. Zero schermi, zero distrazioni. Tutto funzionale. La visibilità è perfetta: vetri grandi, montanti sottili, e ti senti immerso nella strada, come in un acquario.
Serve però un po’ di forza, perché il servosterzo non c’è. Il quattro cilindri da 1,1 litri, 50 CV e 82 Nm a 3300 giri/min è tranquillo ma piacevole. Sulla carta fa lo 0–100 km/h in 15,4 secondi, ma in realtà sembra più vivace, almeno finché la strada non sale. In salita, la marcia “E” è un po’ lunga, meglio scalare, ma il principio funziona: la Formula E consuma circa 6,9 litri ogni 100 km, ben 1,4 litri in meno della Polo base con la stessa cilindrata.
Il problema del prezzo
Una cosa, però, non è mai cambiata: le Volkswagen non sono mai state davvero economiche. Nel 1984, la Polo CL Formula E costava 13.876 marchi tedeschi, equivalenti a circa 7000 euro attuali. La Polo CL base costava circa 700 marchi in meno, mentre con 13.500 marchi (poco più di 6800 euro) si poteva già comprare una Golf C con motore 1.3 da 55 CV.
Insomma, la Polo II non puntava a essere economica, ma intelligente e razionale. E oggi, guardandola, si capisce bene perché sia diventata un piccolo classico: semplice, leggera, onesta. Una macchina di un’altra epoca, quando guidare significava davvero sentire la strada.

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